di Elena Roccaro
Questo contributo si affianca a una ricerca in corso di elaborazione sulla carta come campo d’azione, intrecciando le discipline dell’editoria, della grafica e dell’arte partecipativa ai temi sociali e dell’abitare. Sto indagando attualmente come forme e produzioni editoriali hanno un impatto e un coinvolgimento sociale: da un lato come approccio per abitare i luoghi, dall’altro come pratica di comunità. L’intento è indagare in che modo progetti di carta possano unire le persone e far sperimentare una piccola infrastruttura sociale, con ruoli, responsabilità e gerarchie da mettere in gioco. Nel dottorato in Design for Social Change all’ISIA Roma Design indago come grafica ed editoria possano contribuire al cambiamento sociale, favorendo la partecipazione, l’organizzazione di attività collettive e l’uso condiviso dello spazio.
Questo percorso è nato da 84/24 Venezia anarchica, la tesi di laurea magistrale dedicata all’Incontro Internazionale Anarchico del settembre 1984 e al ruolo della grafica e dell’editoria nella costruzione di quell’esperienza. La tesi è stata realizzata all’Università Iuav di Venezia con la Prof.ssa Sara Marini, docente di Composizione urbana e architettonica, come relatrice e l’artista Antoni Muntadas come correlatore.
La ricerca, durata più di un anno, ha intrecciato studi di grafica, letteratura e filosofia anarchica, interviste a editori ed esperti, testimonianze dei partecipanti e consultazione dell’Archivio Giuseppe Pinelli. L’obiettivo era comprendere come le idee anarchiche avessero preso forma nelle pratiche organizzative, culturali e progettuali dell’Incontro. In questo evento autorganizzato dal basso, carta, grafica ed editoria avevano contribuito a organizzare le attività e le relazioni tra le persone, sostenendo la costruzione collettiva di spazi di autonomia e un modo diverso, seppur temporaneo, di abitare Venezia.
Al lavoro di ricostruzione si è affiancata l’esigenza di rendere accessibile una documentazione eterogenea e densa, senza cancellarne la complessità e valorizzando il ruolo dell’Archivio Pinelli. Nell’ottobre 2024, a quarant’anni dall’Incontro, il progetto è diventato una mostra di materiali d’archivio ospitata dalla Biblioteca Iuav dei Tolentini, realizzata in collaborazione con l’Archivio Giuseppe Pinelli di Milano e il Senato degli Studenti di Iuav. Da questo percorso è emersa la domanda che orienta anche la ricerca attuale: come possono grafica, carta ed editoria contribuire alla costruzione di uno spazio collettivo e favorire la partecipazione?
A Venezia ’84, la carta è intervenuta in momenti diversi dell’esperienza, prima, durante e dopo nella preparazione, organizzazione, e relazione tra persone lontane; durante l’Incontro invece manifesti, dépliant, pannelli e pubblicazioni convocavano, orientavano e stimolavano discussioni; dopo l’evento, pubblicazioni di libri e riviste ne prolungavano i temi.
L’incontro aveva attraversato luoghi diversi della città – Tolentini, Campo San Polo e Campo Santa Margherita – ma la ricerca ha evidenziato una memoria dell’evento poco presente nel luogo – Università e città – e negli abitanti. A questa scarsa memoria pubblica corrispondeva però una documentazione archivistica molto ricca, conservata e resa consultabile dall’Archivio Pinelli: oltre cinquecento fotografie, settantotto contributi distinti disponibili online, una rassegna stampa che nell’inventario comprende sessantuno testate, pannelli espositivi, oltre a carteggi, registrazioni, film e pubblicazioni.
La mostra del 2024 ha riportato quindi questi materiali in uno spazio pubblico veneziano, aprendoli a una nuova condivisione. Il lavoro curatoriale ha richiesto di riorganizzare i materiali in uno spazio, per tipologie, temi e connessioni: da qui sono nati nuovi accostamenti e possibilità di lettura.
All’esposizione si è accompagnato un programma di incontri che ha coinvolto alcuni protagonisti della costruzione di Venezia ’84. Giorgio Canali e Marco Pandin e il cantante dei Kina hanno restituito la dimensione musicale dei concerti in Campo Santa Margherita con un evento all’associazione About di Venezia. La testimonianza di Elis Fraccaro, del gruppo Nestor Machno di Marghera, ha permesso di approfondire il lavoro organizzativo locale e il ruolo della libreria Utopia Due, dove lavorava insieme alla sua compagna Elettra Sivori e a Piero Romano. La proiezione di A Living Song del gruppo Blackbird, un collettivo musicale anarco-punk di Hong Kong, ha aggiunto uno sguardo cinematografico e autoriale sull’Incontro, facendo emergere anche la sua dimensione internazionale. Fondamentali sono stati il contributo di Rossella Di Leo e di Roberto Viganò dell’Archivio Giuseppe Pinelli, insieme ai materiali grafici ed editoriali messi a disposizione da Fabio Santin, che nel 1984 aveva curato gran parte della comunicazione e degli allestimenti.
Il titolo 8424 indicava quindi questo ritorno: documenti conservati per quarant’anni tornano a incontrare persone e luoghi, attraverso l’esposizione, il racconto e il confronto.
Dal 24 al 30 settembre 1984 oltre quattromila persone provenienti da più di trenta paesi si ritrovarono a Venezia per confrontarsi sulle possibilità di trasformazione sociale dell’anarchismo.
Dopo la stagione delle mobilitazioni degli anni Sessanta e Settanta, l’Incontro Internazionale Anarchico cercava di mettere in relazione esperienze differenti, attraversare le pluralità del movimento e ripensarne il ruolo nella società contemporanea.
Il programma comprendeva quattro giorni di convegno, due mostre principali, concerti, teatro, proiezioni, editoria e autoproduzioni, insieme ad assemblee e momenti conviviali. Le attività si distribuirono soprattutto fra i Tolentini, sede dello Iuav, al tempo Facoltà di Architettura, Campo San Polo e Campo Santa Margherita. Per una settimana quindi, ricerca, produzione culturale e scientifica e vita quotidiana si intrecciarono negli spazi della città.
L’Incontro fu organizzato dal Centro Studi Libertari di Milano, dal CIRA di Ginevra-Losanna e dall’Anarchos Institute di Montréal. Alla preparazione e alla gestione contribuirono i gruppi anarchici di Venezia, Mestre, Marghera e Dolo, insieme alla libreria Utopia Due.
La scelta di Venezia si appoggiava a relazioni costruite negli anni precedenti. La città aveva già ospitato il convegno su Bakunin del 1976, anno di fondazione del Centro studi libertari e dell’Archivio Pinelli, e, ai Tolentini, quelli sui Nuovi padroni del 1978 e sull’Autogestione del 1979.
Questi appuntamenti avevano favorito gli scambi con l’ambiente universitario. Figure come Carlo Doglio, Giancarlo De Carlo, Riccardo Mariani e Franco Bunčuga avevano contribuito, con ruoli e percorsi diversi, a mettere in relazione pensiero libertario, urbanistica e riflessione sull’abitare.
Nel 1984 la Facoltà di Architettura, mise a disposizione gli spazi senza essere direttamente promotore dell’Incontro. La fine di settembre offriva condizioni favorevoli: le lezioni non erano ancora iniziate e alcune manifestazioni culturali estive stavano terminando.
Anche la conformazione labirintica di Venezia contribuì all’esperienza. Gli spostamenti a piedi collegavano le sedi attraverso calli e campi, prolungando le occasioni di incontro lungo i percorsi e mettendo i partecipanti a contatto con la vita quotidiana degli abitanti.
L’organizzazione richiese però continue mediazioni con l’amministrazione comunale. Difficoltà burocratiche e indisponibilità di alcuni luoghi imposero modifiche al programma: alcune iniziative furono trasferite, mentre altre, tra cui la mostra prevista con opere dello scultore Alik Cavaliere e di Enrico Baj, vennero cancellate.
Dal 26 al 29 settembre, i Tolentini ospitarono il convegno Tendenze autoritarie e tensioni libertarie nelle società contemporanee. Nei momenti di maggiore affluenza, oltre milleduecento persone erano presenti contemporaneamente nelle aule e nei corridoi.
Il programma si articolava in diciotto sessioni: cinque tavole rotonde, undici seminari e gruppi di discussione e due sessioni plenarie. Il convegno presentava delle traduzioni simultanee in quattro lingue. La raccolta digitale dell’Archivio Pinelli rende oggi disponibili settantotto contributi distinti.
Fra i partecipanti figuravano Colin Ward, ma anche Murray Bookchin e Tomás Ibáñez – che ha partecipato con un contributo anche all’inaugurazione della mostra del 2024. In particolare furono Marianne Enckell del CIRA, Amedeo Bertolo e Rossella Di Leo delle Edizioni Antistato e del Centro Studi a contribuire anche alla costruzione dell’Incontro e delle sue reti internazionali.
Il convegno affrontava i temi del potere, del lavoro, dell’autogestione e della rivoluzione, intrecciandoli con femminismo, educazione, ecologia e comunicazione. Ne emergeva un anarchismo in dialogo con le lotte antipatriarcali, pacifiste e ambientali, attento alla trasformazione sociale anche attraverso le relazioni quotidiane e i modi di vivere insieme.
Le conversazioni infatti proseguivano spesso oltre i tempi previsti e, alla chiusura dell’università, alcuni dibattiti si trasferivano negli altri luoghi dell’Incontro. Le questioni affrontate nelle aule trovavano così un terreno concreto nell’organizzazione dei pasti, nelle assemblee spontanee e nei rapporti con gli abitanti.
Campo San Polo ospitava un grande tendone da circo, destinato a mostre, dibattiti e proiezioni e accessibile anche a chi incontrava casualmente la manifestazione.
Le due mostre principali, inaugurate il 25 settembre, erano Storia e geografia dell’anarchismo, curata dal CIRA attraverso una rete internazionale di collaboratori e composta da 92 pannelli, e Arte e anarchia, realizzata dallo Studio A di Milano con Fabio Santin e altri collaboratori, articolata in 52 pannelli. La prima ricostruiva luoghi, vicende e protagonisti del movimento; la seconda, la seconda, con il contributo delle ricerche di Pietro Ferrua, esplorava i rapporti tra pensiero anarchico e ricerca artistica dall’Ottocento fino alle avanguardie. Gli incontri di approfondimento con Arturo Schwarz, Benito Recchilongo e Laura Zelasnick estendevano il confronto ai legami fra arte, alchimia, tantrismo, stampa e anarchismo, fino ai graffiti della New York contemporanea.
Il tendone accolse anche film e documentari sulla rivoluzione spagnola, sulle occupazioni abitative, sulle lotte sociali e sull’emigrazione anarchica. Alcuni materiali furono portati direttamente dai partecipanti, ampliando il programma.
L’allestimento modificò però gli usi abituali del campo. Alcuni bambini si sentirono privati del proprio spazio di gioco, suscitando discussioni fra famiglie e organizzatori, che riconobbero di non aver previsto attività adeguate per loro. Un episodio significativo per comprendere come l’occupazione temporanea dello spazio pubblico dovesse confrontarsi con chi già lo abitava.
Campo Santa Margherita fu il centro conviviale dell’Incontro. Tavoli, sedie, cucine e spazi per le assemblee permettevano di fermarsi, mangiare e discutere durante tutta la giornata. La ristorazione distribuiva centinaia di pasti, affrontando un’affluenza superiore alle previsioni.
Luigi Veronelli, noto gastronomo e filosofo anarchico italiano, contribuì procurando una selezione di vini che richiamò anche numerosi veneziani: la convivialità diventava un’occasione di contatto fra partecipanti e abitanti.
Il campo ospitava inoltre interventi artistici e teatrali. Il Black Rose Collective di Boston costruì una città di scatole di cartone rivestite di gesso bianco, su cui comparivano parole, graffiti e disegni. L’Alchemical Theatre sostituì il Living Theatre, assente per le condizioni di salute di Julian Beck, proponendo spettacoli e happening nello spazio del campo, e coinvolgendo direttamente i partecipanti. Mentre la compagnia romana Lanterna Rossa presentò uno spettacolo antimilitarista.
Il programma musicale affiancava i canti anarchici tradizionali al rock, al metal, al punk e alla musica sperimentale, mettendo in relazione reti militanti, indipendenti e di autoproduzione. Organizzato da Carla Atlante, Rosanna Ambrogetti e Marco Pandin, con il supporto tecnico di Giorgio Canali e Roberto Zoli, vedeva la partecipazione di gruppi italiani come Franti, Contrazione e Kina, insieme ad artisti internazionali tra cui Annie Anxiety Bandez, Adrian Sherwood, Kishi Yamamoto e Pete Wright dei Crass.
La progettazione grafica contribuì a rendere riconoscibili e a collegare le diverse parti dell’Incontro. Fabio Santin lavorò all’identità visiva e a numerosi elementi della comunicazione e degli allestimenti: logotipo, manifesti, segnaletica, stand e pannelli espositivi. Il manifesto ufficiale nacque dalla collaborazione con Enrico Baj.
I sette studi grafici e i tredici disegni di allestimento individuati nella raccolta dell’Archivio permettono di seguire il passaggio dalle intenzioni progettuali alla costruzione degli spazi. Nei materiali grafici compaiono, accanto a Santin, anche Carla Cacianti e il Gruppo Artigiano Ricerche Visive (GARV) di Roma.
Il lavoro di Santin si inseriva in una rete di collaborazioni che dagli anni Settanta aveva contribuito a rinnovare la comunicazione anarchica. Anche Ferro Piludu operava all’interno di questa rete. Grafico e illustratore libertario attivo a Roma, fu invitato da Giulio Carlo Argan a insegnare nel quinquennio sperimentale che precedette la fondazione dell’ISIA Roma Design. Il suo lavoro spaziava dall’editoria alla produzione audiovisiva e alla didattica. Insieme al GARV, sviluppò un approccio collettivo alla progettazione e alla formazione nella comunicazione visiva.
Una vasta area di Campo Santa Margherita era dedicata alla stampa anarchica internazionale, con uno stand per vendita di libri e riviste provenienti da diversi paesi, affiancato da banchetti autogestiti, autoproduzioni, stampe e disegni. La quantità dei materiali arrivati superò lo spazio previsto.
All’interno di questo intreccio fra editoria e attività culturali si colloca la fanzine realizzata da Contrazione e Franti per l’Incontro: musica, immagini e riflessioni sulle periferie e sul carcere trovavano posto nello stesso oggetto editoriale, prolungando sulla carta le questioni e le relazioni portate sul palco.
La produzione editoriale continuò dopo la conclusione dell’Incontro. La rivista Black Rose raccolse impressioni e resoconti nel 1985; il libro fotografico Ciao anarchici!, pubblicato nel 1986 in quattro lingue, ne fece circolare le immagini attraverso le reti internazionali.
Questi materiali, oggi conservati anche presso l’Archivio Giuseppe Pinelli, consentono di ricostruire sia gli avvenimenti sia le pratiche che li resero possibili. Lettere e disegni preparavano l’Incontro; programmi e stampati ne accompagnavano lo svolgimento; libri e riviste ne prolungavano il confronto. Ed è qui la ricerca trova la chiave di lettura: sul ruolo della grafica e dell’editoria nella costruzione di relazioni e spazi condivisi. Come accade attorno alla redazione di una rivista, un progetto su carta può riunire persone, distribuire compiti, dare continuità a una discussione e una visione. A Venezia ’84 queste pratiche assunsero, per una settimana, una dimensione urbana.
Durante la ricerca mi sono avvicinata alla figura dell’architetto e urbanista Giancarlo De Carlo, che ha insegnato anche in questa università. Questo mi ha portato a individuare alcuni primi punti di contatto tra il suo approccio all’architettura e all’urbanistica e il pensiero di Colin Ward, in particolare nella prospettiva libertaria che li accomunava. Il loro rapporto emerge anche nel convegno “Urbanistica: approcci libertari”, tenutosi a Milano nel 1988 in collaborazione con il Centro studi libertari, al quale parteciparono entrambi. In quell’occasione Ward ricordava: “Forty years ago, when the rivista ‘Volontà’ was edited in Napoli by my friends Giovanna Caleffi Berneri and Cesare Zaccaria they published an article about housing and planning by a young architect Giancarlo De Carlo, which I laboriously and, no doubt inaccurately translated for the English anarchist journal Freedom.”
L’articolo a cui si riferisce è “Il problema della casa”, pubblicato da De Carlo nel 1948 sulla rivista anarchica “Volontà”. Il saggio costituisce uno dei suoi primi importanti interventi teorici sul rapporto fra architettura, politica e società e testimonia il suo coinvolgimento negli ambienti libertari.
Avevo già incontrato la figura di Colin Ward durante la ricerca sull’Incontro internazionale anarchico di Venezia. Ward partecipò al Convegno di Studi ai Tolentini con il contributo “L’anarchismo e la crisi del socialismo”, associato nella raccolta dell’Archivio Pinelli alla sessione “Lo Stato e l’anarchia”. Compare inoltre in numerose fotografie scattate durante quei giorni, anche negli spazi conviviali della città.
La sua presenza permette di seguire anche un’altra connessione. In occasione di Venezia ’84, Rufus Segar mise a disposizione una selezione delle copertine da lui realizzate per la rivista inglese “Anarchy”. Una lettera indirizzata ad Amedeo Bertolo il 15 novembre 1983 ne documenta la destinazione espositiva: le copertine erano pensate per il tendone di Campo San Polo e accompagnate da suggerimenti per l’allestimento.
Pubblicata sotto la guida redazionale di Colin Ward dal 1961 al 1970, con il fondamentale contributo grafico di Rufus Segar, “Anarchy” rappresentò un importante luogo di elaborazione e diffusione del pensiero anarchico degli anni Sessanta. Le copertine sono ancora oggi esposte nella sede dell’Archivio Pinelli.
Per concludere, a Venezia ’84 a mobilitare le persone erano le idee anarchiche, i valori e gli obiettivi condivisi; carta, grafica ed editoria, contribuivano a dare forma e continuità alla loro organizzazione, alle attività e a farne circolare le esperienze. Questo caso offre un punto di partenza per indagare se, anche in contesti privi di un’appartenenza comune o di un movimento sociale, carta, grafica ed editoria possano favorire la partecipazione e il coinvolgimento sociale.