Giovanna Berneri, al centro, con le figlie Giliana Berneri, alla sua sinistra, e Maria Luisa (1936 circa).
Le donne di casa Berneri
di Fiamma Chessa
Fonte: Bollettino 12
Giovanna Caleffi
Uno strumento importante per analizzare il ruolo sociale e politico che ha avuto Giovanna Caleffi, compagna di Camillo Berneri, è quello di sviscerare a fondo la sua intensa e travagliata esistenza. Giovanna nacque a Gualtieri (Reggio Emilia) il 4 maggio 1897, quinta di sette figli, in una povera famiglia di agricoltori. Frequentata la scuola a Gualtieri, grazie ai sacrifici dei fratelli maggiori, nel 1914 si trasferì a Reggio Emilia, dove s'iscrisse alla Scuola Normale. Sua insegnante fu Adalgisa Fochi[1], madre di Camillo Berneri, che ebbe una certa influenza sulla sua formazione socio-culturale. Diplomatasi nel 1915, fu in quell'anno che conobbe Camillo.
Sposatisi civilmente a Gualtieri il 4 gennaio 1917, entrambi minorenni, si trasferirono ad Arezzo, dove la mamma di lui insegnava. Tre mesi dopo il matrimonio, Camillo venne chiamato alle armi, benché convalescente da una gravissima malattia. Dopo qualche mese trascorso all'Accademia di Modena, fu mandato al confino a Pianosa per insubordinazione ed in seguito rimandato a casa. La primogenita, Maria Luisa, nacque ad Arezzo il 1° marzo 1918. Subito dopo si trasferirono a Firenze, dove nacque, il 5 ottobre 1919, Giliana, la secondogenita.
Qui Camillo frequentò l'Università, dove si laureò nel 1922 in filosofia, allievo di Gaetano Salvemini, con il quale entrambi i coniugi stabilirono una forte e solida amicizia, che mantennero tutta la vita.
Un giorno Salvemini chiese a Camillo se Giovanna fosse anarchica. Camillo gli rispose: «Non è anarchica nel senso di essere una militante, però accetta le mie idee e le condivide in parte». Salvemini allora replicò: «Per fortuna, perché se c'è qualcuno che rompe i piatti, bisogna che l'altro li incolli»[2].
Mentre Camillo cominciò a peregrinare tra Montepulciano, Cortona, Camerino, Bellagio, Milano, alla ricerca di una cattedra, Giovanna rimase a Firenze ad occuparsi della famiglia.
Quando la situazione in Italia divenne insostenibile, Giovanna nell'agosto 1926, pochi mesi dopo Camillo, varcò clandestinamente la frontiera, a Ventimiglia, con le figlie. Si stabilirono tutti a Parigi, dove lui si dedicò allo studio e alla lotta politica. La loro casa cominciò ad essere la sede di riunioni clandestine tra fuoriusciti ed in breve Camillo divenne l'antifascista più espulso d'Europa, coinvolto in molteplici processi.
Nel 1933, Giovanna aprì un negozio di alimentari, con l'aiuto della sorella e di alcuni compagni. Gli anni trascorsero tra espulsioni e arresti di Camillo. Nel 1936, egli fu uno dei primi ad accorrere in Spagna, divenendo commissario politico della Colonna italiana con Rosselli e Angeloni. Nel 1937 gli eventi precipitarono, culminando nei fatti del tragico maggio barcellonese, durante i quali Camillo venne ucciso, il 5 maggio, dagli agenti della CEKA, insieme al compagno di lotta Ciccio Barbieri[3].
Così scriveva Giovanna: «Il dolore per la perdita di Camillo mi spinse ad abbracciare le sue idee. Era un modo per non perderlo, era il modo di sentirmi accettata dalla famiglia anarchica». E ancora: «Mi sostituii a lui nella corrispondenza con i compagni d'America che si servirono sin d'allora di me per la distribuzione di denaro alle varie iniziative anarchiche. E fui vicina ai compagni italiani, che espulsi dalla Francia erano inviati nei primi campi di concentramento»[4].
Subito dopo la scomparsa del compagno decise di pubblicare i suoi scritti nell'antologia Pensieri e battaglie[5] e poco dopo comincerà a collaborare con la stampa anarchica scrivendo alcuni articoli per il giornale spagnolo «SIA»[6]. Il 28 ottobre 1940 venne arrestata a Parigi e nel febbraio del 1941 fu deportata in Germania. Consegnata alla polizia italiana, scontò cinque mesi in varie carceri e il 25 agosto 1941 fu condannata ad un anno di confino, che scontò a Lacedonia (Avellino), per attività sovversiva all'estero. Scontata la pena, si rese latitante restando nell'Italia meridionale. Finita la guerra, partecipò, insieme al compagno Cesare Zaccaria[7], alla ricostituzione del movimento anarchico del Sud e all'uscita di alcune testate: il giornale clandestino «La Rivoluzione libertaria»[8] dapprima, poi il giornale «Volontà»[9], sostituito infine, nel 1946, dalla rivista «Volontà»[10].
Intensa fu in particolare la campagna a favore del controllo delle nascite, con la pubblicazione di un opuscolo[11] che venne sequestrato dal Tribunale: Giovanna e Cesare Zaccaria vennero processati per propaganda contro la procreazione, processo che si concluse nel maggio del 1950 con l'assoluzione di entrambi con formula piena.
Nell'estate del 1948, Giovanna riuscì a concretizzare un progetto a lei molto caro: l'organizzazione di vacanze estive per bambini di compagni del Sud presso famiglie del Nord, progetto che funzionò per due stagioni. Mentre questo desiderio prendeva forma, nell'aprile del 1949 Giovanna dovette superare il secondo e più grande dolore della sua vita: la morte della figlia Maria Luisa all'età di 31 anni. Alla fine il progetto di colonia estiva si realizzò – anche se in proporzioni più modeste rispetto a quello fallito a Cesenatico – a Piano di Sorrento nel 1951, nella casa di Zaccaria, dove la colonia ebbe sede per sei anni, fino a quando il rapporto affettivo-ideologico con il compagno non si sciolse. Zaccaria lasciò il movimento e Giovanna si trasferì a Genova-Nervi, dove continuò «Volontà» e il suo impegno per la Colonia Maria Luisa (così chiamata in ricordo della figlia) a Ronchi di Massa, dove questa ebbe sede ancora per qualche tempo. Giovanna morirà a Genova l'11 marzo 1962.
Maria Luisa Berneri
Maria Luisa nacque ad Arezzo il 1° marzo 1918. Aveva solo otto anni quando dovette emigrare in Francia con la madre e la sorella Giliana, per raggiungere il padre. Gli undici anni trascorsi a Parigi furono difficili per lei e per tutta la famiglia perché il padre veniva ripetutamente arrestato con l'accusa di partecipare a vari complotti anarchici. Fu proprio in Francia che Maria Luisa cominciò ad interessarsi alle scienze politiche e alla psicologia, per la quale seguì dei corsi alla Sorbonne.
La guerra di Spagna e l'assassinio del padre segnarono una definitiva svolta nello sviluppo della sua personalità: capì che doveva continuare l'opera del padre. Nel settembre 1937, all'età di 19 anni, si unì definitivamente con il compagno Vernon Richards[12], che aveva conosciuto a Parigi nel 1931 e che era figlio di Emidio Recchioni[13], figura importante dell'anarchismo a cavallo dei due secoli.
A Londra trascorse gli ultimi dodici anni della sua intensa vita. Fu partecipe del movimento libertario e ne divenne uno degli elementi di spicco grazie anche alla sua dote di oratrice e alla capacità di disarmare anche il critico più ostile con il fascino che emanava e la profondità delle sue argomentazioni. In particolare fu molto attiva a favore dei profughi spagnoli rifugiatisi in Inghilterra.
Divenne redattrice dei periodici «Freedom»[14], «War Commentary»[15], «Spain and the World»[16], unico organo antimilitarista in un Paese in guerra, e svolse propaganda contro la guerra, tanto che nel 1945 venne accusata di attività sediziosa insieme a Vernon Richards e altri compagni. Ma grazie ad un cavillo legale non scontò nessun giorno di carcere, come invece subirono tutti gli altri. Profonda conoscitrice della Russia, Maria Luisa curò una delle migliori pubblicazioni di Freedom Press: Workers in Stalin's Russia. Ma il suo interesse non era limitato alle tematiche politiche: aveva infatti una cultura letteraria vastissima e nutriva particolare interesse per la psicologia infantile, la pittura e la fotografia, interesse che condivideva con il compagno Vernon Richards[17].
Journey through Utopia (Viaggio attraverso Utopia)[18] la consacrò nel movimento anarchico come una delle più fertili pensatrici della nuova generazione. Aveva inoltre vari progetti di lavoro quali gli scritti inediti di Sacco e Vanzetti, una traduzione di Bakunin, la pubblicazione di scritti e appunti di suo padre ed uno studio sulle tendenze rivoluzionarie del Marchese de Sade. La sua prematura scomparsa, il 13 aprile 1949, fu un duro colpo per il movimento anarchico inglese e internazionale. Nel 1988 è uscito Neither East nor West[19] una selezione di suoi scritti dal 1939 al 1948.
Giliana Berneri
Camillo Berneri a Niccolò Converti: «Non ho studiato medicina per un complesso di circostanze che me lo ha impedito, ma quasi tutta la mia cultura, che è più medica di quella che immagini, è biologica, fisiologica e psichiatrica. (Da anni sto studiando problemi di psicologia anormale). Quella della medicina è anche una tradizione di famiglia. Mio bisnonno, mio nonno, mio zio e una mia cugina sono stati e sono medici: quattro generazioni, dunque»[20].
E la tradizione continuò con Giliana, secondogenita di Giovanna e Camillo, nata a Firenze il 5 ottobre 1919, che si dedicò allo studio della medicina a Parigi, specializzandosi in pediatria prima in psicanalisi poi, ed esercitando la professione di medico fino al 1989. Giliana fu elemento di rilievo nel movimento anarchico francese negli anni 1940-1950, stimata e considerata da tutti i compagni non solo per il suo cognome, ma soprattutto per la capacità dialettica e il suo tono pacato e rassicurante. Il suo compagno, Serge Senninger, faceva parte del Comité National con la carica di segretario generale e dell'Ufficio Propaganda.
Giliana, al contrario, rifiutò cariche all'interno del movimento, pur facendo parte attiva nel gruppo «Sacco e Vanzetti», con sede nel 5ème Arrondissement. Partecipò a numerose iniziative e conferenze insieme a vari intellettuali, quali Albert Camus, e collaborò al giornale «Le Libertaire». Si adoperò moltissimo per la liberazione del compagno Ernesto Bonomini dal campo di concentramento vicino a Toulouse dove era stato internato, riuscendo a farlo fuggire nel 1939 negli Stati Uniti, impresa che le valse l'elogio dei compagni e soprattutto della madre Giovanna. Uscì dal gruppo e dal movimento anarchico, delusa, in disaccordo con la svolta troppo organizzatrice del movimento francese. Schiva e riservata, non amò mai parlare di sé rimuovendo volutamente le tragedie familiari che l'avevano colpita, soprattutto la morte del padre, del quale non volle mai parlare, né scrivere. Solo una volta, ad una mia precisa domanda che lo riguardava, mi rispose che riteneva fosse morto invano.
Alla morte della madre, decise di donare ad Aurelio Chessa, tutte le carte, documenti, libri ecc. di suo padre e della sua famiglia, decisione della quale non si è mai pentita. Sofferente per gravi malattie, è morta il 19 luglio 1998 a Parigi e riposa nel piccolo cimitero di Saint-Lorent-Nouan, a Loire-et-Cher. Ringrazio calorosamente il compagno Serge Senninger per la paziente collaborazione.
Note
[1] Adalgisa Fochi nacque a Parma nel 1865. Insegnante presso la Scuola Normale di Reggio Emilia e attiva nel locale circolo femminile socialista, tenne conferenze e comizi. Fu autrice di saggi e novelle. Morì a Reggio il 16 agosto 1957.
[2] Memoriale inedito di Giovanna Caleffi, 1953, in possesso della Famiglia Senninger-Berneri.
[3] «Guerra di Classe», Barcellona, 9 maggio 1937.
[4] Memoriale inedito di Giovanna Caleffi, 1953, in possesso della Famiglia Senninger-Berneri.
[5]Pensieri e battaglie, Ed. Comitato C. Berneri, Parigi, 1938.
[6] Memoriale inedito di Giovanna Caleffi, 1953, in possesso della Famiglia Senninger-Berneri.
[7] Cesare Zaccaria nacque a Borzoli (Genova) il 19 agosto 1897. Nel 1916 fece propaganda contro la guerra. Nel 1926 si trasferì a Napoli e lavorò alle dipendenze di una società di navigazione. Là, con Pio Turroni, Giovanna Caleffi e Armido Abbate, promosse diverse riunioni per la costituzione del movimento anarchico nel Sud Italia. Fece parte delle redazioni di «La Rivoluzione Libertaria» e «Volontà». Morì a Napoli nell'ottobre 1961. Si veda Quelli che ci lasciano, in «L'Adunata dei Refrattari», vol. XL, n.46, 18 novembre 1961.
[8] «La Rivoluzione Libertaria», Napoli e non Bari, uscì dal 30 giugno 1944 al 16 novembre 1944.
[9] «Volontà», Napoli, uscì dal 1° luglio 1945 al 15 maggio 1946.
[10] «Volontà», Napoli 1° agosto 1946 - Milano 1996.
[11] G. Berneri, C. Zaccaria (a cura), Il controllo delle nascite. Mezzi politici per avere figli solo quando si vogliono, Editoriale Ethos, Milano, 1955.
[12] Vernon Richards è nato a Londra il 19 luglio 1915. Attivo esponente del movimento anarchico londinese, è tra i fondatori dei giornali «Freedom», «War Commentary», «Spain and the World». Nel 1945 viene condannato per propaganda contro la guerra e sconta nove mesi di prigione. È autore di diversi libri tra i quali: Malatesta, his life & ideas, Freedom Press, Londra, 1965, Lessons of the Spanish Revolution, Freedom Press, Londra, 1953, A weekend Photographer's Notebook, Freedom Press, Londra, 1996.
[13] Emidio Recchioni, nato ad Ancona nel 1865, morto a Londra nel 1934, grande amico di Malatesta, fondatore e collaboratore negli anni 1890-1894 del giornale anarchico «Sempre Avanti» e «L'Articolo 248». Nel 1897 con Malatesta partecipò all'uscita del periodico «L'Agitazione». Implicato in vari processi, prima per l'attentato a Crispi, poi per quello contro Umberto I°, emigrò in Inghilterra, dove promosse iniziative e assistette i compagni nei momenti difficili. Non interventista, collaboratore e finanziatore di «Umanità Nova», scrisse sotto lo pseudonimo di «Nemo». Fu implicato anche negli attentati organizzati da Schirru e Sbardellotto.
[14] «Freedom», Londra 1945 – in corso di pubblicazione.
[15] «War Commentary», Londra, uscì dal novembre 1939 all'ottobre 1944.
[16] «Spain and the World», Gloucester, 1936-1939.
[17] Vernon Richards, George Orwell at home (and among the Anarchists), Essays and Photographs, Freedom Press, Londra, 1998.
[18] Maria Luisa Berneri, Journey through Utopia, Freedom Press, Londra, 1950 (trad. it.: Viaggio attraverso Utopia, a cura del Movimento anarchico italiano, Archivio Famiglia Berneri, Pistoia, 1981).
[19] Maria Luisa Berneri, Neither East nor West, selected writings 1939 - 1948, Freedom Press, Londra, 1988.
[20] Camillo Berneri a Niccolò Converti, Parigi (1934), originale in Archivio Famiglia Berneri-Aurelio Chessa, Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia.