Rudolf Rocker: Nella Tormenta, Anni dell'Esilio (1895-1918)

Continua la pubblicazione dell'autobiografia di Rocker: “Nella tormenta”

Ecco il secondo volume dell'autobiografia di Rudolf Rocker tradotto in italiano. Altre 650 pagine che si aggiungono alle 530 circa della prima parte (Rudolf Rocker, La gioventù di un ribelle) pubblicate qualche tempo fa dal CSL-Archivio Pinelli, frutto del titanico lavoro di traduzione compiuto da Andrea Chersi. Quella di Chersi è una vera e propria impresa, in un certo senso unica. Dopo la versione originale delle memorie di Rocker pubblicate tra la fine degli anni Quaranta e gli inizi degli anni Cinquanta del Novecento (di assai difficile reperibilità), sono comparse di quest'opera a quanto ne so solamente versione accorciate. In Germania, per esempio, le 1500 pagine dell'autobiografia di Rocker sono state condensate in un volume di 400 pagine, mentre in inglese è disponibile un volume dell'AK Press (Rudolf Rocker, The London Years) che raccoglie in 200 pagine circa un frammento del primo libro e parti del secondo delle memorie di Rocker. Una porzione molto piccola insomma.

La traduzione di questo volume da parte di Andrea Chersi è tanto più importante perché permette di accedere ad un pubblico italofono alla parte forse più bella dell'autobiografia di Rocker. In queste pagine infatti vengono narrate, tra le altre cose, le appassionanti vicende delle lotte dei lavoratori di lingua yiddish intraprese nella Londra a cavallo tra Ottocento e Novecento, in particolare nel quartiere allora povero, malfamato e meticcio dell'East End, nel quale si intrecciavano esperienze e relazioni molto diverse tra loro, dove rivoluzionari russi in esilio, emigranti tedeschi, portuali inglesi e sarti ebrei vivevano e lottavano spalla a spalla, non senza difficoltà, tensioni e sconfitte, ma anche con qualche importante vittoria, come quella del grande sciopero del 1912. Ma questo volume racconta anche del periodo successivo, del baratro spalancato dallo scoppio della Prima guerra mondiale, che inghiottì milioni di persone nelle trincee e portò alla deportazione degli indesiderati: immigrati e sovversivi, come al solito. Ciò che narra Rocker non è la Storia con la maiuscola, quella dei capi di Stato, dei diplomatici o dei grandi industriali, ma è quella degli sfruttati che con passione agiscono, sbagliano, perdono e qualche volta vincono, senza mai smettere di osare.

In questo libro Rocker rievoca i suoi anni passati nel ghetto, dove si guadagnò “sul campo” l'appellativo di “rabbi goy”, il rabbino non ebreo. Chi l'avrebbe mai detto che quel ragazzino partito dai vicoli di Magonza sarebbe finito per diventare un esponente di spicco della comunità anarchica di lingua yiddish? Per capire come poté accadere ciò, non resta che augurare una buona lettura di questo secondo volume dell'autobiografia di Rocker. Per la terza e ultima parte bisognerà pazientare ancora qualche tempo.