Rudolf Rocker.. il primo adottato!

Primo volume dell'autobiografia di Rocker interamente scannerizzato e scaricabile.

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L’Archivio Pinelli è un luogo dove si conservano molti libri, all’interno di scaffali, dietro a un vetro. Tra di essi, c’è l’autobiografia di Rudolf Rocker, in tre volumi. Questi ultimi sono fragili, consunti, quando si prendono in mano si percepisce l’effetto distruttivo che il tempo e le mani di generazioni di attivisti, studiosi e curiosi hanno avuto su di loro, quando si girano le pagine sembra che possano staccarsi da un momento all’altro. Quando si finisce di sfogliarli, non importa quanto si sia stati delicati, frammenti di carta rimangono comunque sul tavolo dove si stava leggendo. L’edizione dell’autobiografia di Rocker risale alla fine degli anni Quaranta: si tratta di quella originale, una delle pochissime copie esistenti in Italia. Ma andiamo con calma, quelli di Rocker sono volumi che hanno diversi “livelli” di storia, che vanno raccontati per coglierne l’importanza.

Partiamo dal primo “livello”, cioè quello che si materializza dalle pagine del libro: la vita di Rudolf Rocker (1873-1958).

Nel corso della sua straordinaria parabola esistenziale, Rocker è passato dalla Germania delle leggi antisocialiste di Bismarck alla Francia della “propaganda con i fatti”, sino alla Londra del movimento anarchico di lingua yiddish, dove verrà soprannominato “rabbi goy”; dai campi di concentramento per gli “Alien enemies” (stranieri di nazionalità nemica) allestiti dal governo britannico durante la prima guerra mondiale, all’anarcosindacalismo della repubblica di Weimar; dall’attivo sostegno alla guerra civile spagnola alla colonia libertaria Mohegan a prevalenza ebraica nel Maine, dove finì i suoi giorni. Rocker costituisce un tassello importante della storia del movimento anarchico internazionale, la sua vita inoltre illumina scorci della storia ed esperienze politiche poco conosciute. Forse il lascito più significativo di Rocker è la sua stessa parabola esistenziale, le sue qualità umane che lo portarono davvero a vivere insieme agli sfruttati e agli oppressi e a lottare al loro fianco sinceramente, senza reticenze e senza pretendere di essere una guida, un capo, senza mai, come ricorda Valerio Isca, guardare “nessuno dall’alto in basso”.

Ma veniamo ora al secondo livello: il libro come oggetto.

L’autobiografia di Rocker si compone di tre volumi: La Juventud de un rebelde pubblicato nel 1947, En la borrasca (Anos de destierro) del 1949 e Revolucion y regresion del 1952. Tutti e tre sono stati tradotti in spagnolo dal manoscritto originale di Rocker da Diego Abad de Santillan e pubblicati da due case editrici: la Editorial Tupac e la Editorial Americalee. Per quanto riguarda quest’ultima, si tratta della casa editrice anarchica più longeva nella storia argentina. La sua direttrice editoriale era America Scarfò, compagna di Severino di Giovanni, anarchico individualista ed espropriatore, fucilato nel 1931 dalla dittatura militare del generale Uriburu. Dietro la pubblicazione dell’autobiografia di Rocker si stagliano quindi altre figure, molto diverse tra loro ma comunque, anche se in modo diverso, significative per il movimento libertario.

Esiste tuttavia anche un terzo livello: il libro come oggetto tra gli scaffali dell’Archivio Pinelli non è giunto lì per caso, ma è stata una donazione di Valerio Isca, attivista anarchico italiano emigrato giovanissimo negli Stati Uniti, il quale era amico personale di Rocker. Il bollettino dell’Archivio Pinelli ha pubblicato un suo scritto nel quale ricorda, tra le altre cose, il funerale dell’anarchico tedesco:

 

Ai suoi funerali ho visto le lacrime sul viso di tanti compagni presenti, ho visto partecipare uomini e donne con le grucce e sulla sedia per invalidi. Ho visto e provato cosa sia il dolore di perdere il più caro, il più amato dei compagni.

 

L’autobiografia di Rocker testimonia tutto ciò. Tra le pagine di quei volumi vecchi e consumati sono conservati i ricordi e le passioni di un libertario che rifiutò di piegarsi all’esistente, ma che cercò sempre di modificarlo con intelligenza, attraverso le armi della cultura e dell’educazione, individuate nella sua opera fondamentale, non a caso intitolata Nazionalismo e Cultura, come i mezzi fondamentali per il cambiamento della società. Quella di Rocker è una storia poco conosciuta, eppure è bella come solo può essere quella di un uomo coerente, riflessivo, determinato, fedele ai propri ideali, capace di coniugare teoria e azione e dotato di un pensiero acuto e originale, insofferente a qualsiasi tipo di dogma.

La sua autobiografia ha pertanto un valore storico e culturale fondamentale perché testimonia la lotta per un modo di vivere differente, senza servi né padroni, senza confini né sfruttamento. Le pagine che, per esempio, Rocker dedica alle cucine comuni allestite dagli anarchici di origine tedesca e francese a Londra, appena dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, per offrire gratuitamente cibo agli “stranieri di nazionalità nemica” rimasti disoccupati sono tanto belle e significative quanto generalmente sconosciute. Scriveva Rocker:

 

Era un quadro raro quello di questi operai tedeschi e francesi che si erano uniti, spinti dallo spirito della più alta umanità, per aiutarsi e soccorrersi vicendevolmente, mentre nel continente migliaia di proletari, eseguendo gli ordini dei loro governi, cercavano di togliersi l’un l’altro la luce della vita.

 

È un vero peccato che un’opera così, di cui esistono pochissime copie in Italia, non sia consultabile perché il tempo sta svolgendo la sua opera distruttrice. Quelle pagine racchiudono frammenti della storia e dell’identità del movimento anarchico internazionale.

Un libro che è così rovinato da non poter essere più consultabile perde la sua funzione ed è come un pezzo di memoria che appassisce. Se il passato non viene ricordato, se non viene riconosciuto come parte di un’identità politica e culturale e come tale riattivato e utilizzato come stimolo per l’analisi e l’azione nel presente, allora diventa materia per gli eruditi. Ma l’autobiografia di Rocker non può finire così: sarebbe ingiusto e sbagliato.

Adottare un libro impedisce che un frammento di memoria vada perduto.

Adottare l’autobiografia di Rocker significa far rivivere un frammento di memoria importante per il movimento libertario e non solo, dato l’importanza del personaggio e la pluralità degli ambienti attraversati e delle figure incontrare e con le quali agì insieme (da Kropotkin a Malatesta, da Emma Goldman e Berkman, da Louise Michel al poeta Erich Mühsam, da Max Nettlau a Jean Grave).

“La memoria è un ingranaggio collettivo” si ripete spesso. La memoria, per conservarsi e perché divenga fonte per l’elaborazione di progetti alternativi all’esistente, ha bisogno anche di piccoli gesti.

Come, ad esempio, adottare i tre volumi che compongono l’autobiografia di Rocker.